Lo strategist deve essere uno psicologo

francescafabbri:

E allora perché quando si tratta di web strategy o siti web, e a fronte di consulenti più o meno affermati, con un’adeguata formazione in materia, con esperienza sul campo e magari progetti di successo; perché il cliente ritiene di poter comprendere, di sapere meglio, di decidere al posto della persona che lui stesso sta pagando per realizzargli una strategia web?

Trovandomi in mezzo alla ristrutturazione di un sito web raccolgo la provocazione di Francesca per fornire un punto di vista personale (spero gradito ;-) ) per superare lo scoglio del cliente e fargli capire che ciò che “ritiene di sapere” non corrisponde a ciò che “deve sapere”.

Per questo motivo mi è venuta l’ispirazione di affiancare la figura del web strategist (ed ancor di più quella di un content strategist) a quella di uno psicologo, quel dottore che nella maggior parte dei film è seduto in silenzio mentre si fa sommergere dai ragionamenti del suo cliente (non son mai stato in terapia… ma questo è lo stereotipo che mi porto dietro).

Lo strategist (web o content che sia) deve avere inizialmente questa propensione: farsi travolgere dai confusionari pensieri del cliente, molti dei quali troppo frettolosamente mirati al metodo (il come) ed al risultato (lo voglio così), dai quali estrapolare l’origine della sua richiesta di aiuto:

  • cosa ha da dire di se
  • come vuole esprimerlo
  • cosa ha da offrire agli altri (i suoi prodotti?)
  • cosa pensa degli altri (dei suoi clienti?)
  • se sa chi siano e cosa fanno nella vita (e di conseguenza di cosa possono aver bisogno - business?)

Inquadrato l’ecosistema del cliente, qui inizia il lavoro: redigere un piano strategico che gli faccia scoprire ciò di cui ha bisogno e che questo probabilmente non corrispondeva a quanto lui immaginava (e qui sta la bravura :-) )